Il consorzio “Consolidale” di Alessandria ha organizzato nelle giornate del 21 e del 28 aprile un corso di formazione di smarketing di cui questa pagina è la restituzione. Hanno aderito, oltre a vari singoli cittadini motivati da interessi personali, le cooperative Azimut, Coompany, Il pane le rose, Lavoro e Liberazione, Ludocoop, Marcondiro e l’associazione San Benedetto al Porto
Cos’è la restituzione
Come nelle altre pagine dei gruppi locali, anche questa serve da promemoria post-corso; raccoglie la parte più corposa del corso:
- quel che ci siamo detti, cioè quello che mi avete restituito alla fine del corso
- quel che io vi ho detto che forse ma non ci siamo detti, nel senso che non è ritornato nella restituzione
- quel che non ho detto, cioè rimandi e link di alcuni argomenti che ho sacrificato a vantaggio di altri, per assecondare le vostre esigenze specifiche
- quello che non vi ho detto abbastanza approfonditamente: basi teoriche o approfondimenti saggistici che avrebbero trasformato il corso in una lunga conferenza, medium troppo noioso per contenuti così importanti; meglio offrirvi alcuni link e citazioni, chi vuole potrà leggerli e vedrà che ne vale la pena.
Le due rose e il corso
La rosa vera e la rosa di plastica si somigliano quasi perfettamente, eppure regalandole esprimo due messaggi completamente diversi. Analogamente posso imitare perfettamente la forma estetica di un messaggio che funziona, eppure l’imitazione facilmente sarà un messaggio meno efficace; questo corso non insegna come fare un messaggio “giusto” secondo dei clichet (un sito, un volantino, una presentation…), ma come coltivarlo, potarlo e innestarlo.
Vi ho detto all’inizio: se qualcuno si aspetta un corso in cui spiego che le rose devono avere i petali rossi, le foglie verdi e le spine all’insù, sarà deluso e farà meglio a chiedere indietro i soldi prima di cominciare.
L’esempio è servito per invitare a chiederci altre domande; ad esempio: chi sono io emittente per te ricevente; chi sei tu ricevente per me emittente nella mia testa; idem, nella tua, cosa tu pensi che io pensi di te. E poi la più pericolosa: cosa io penso che tu pensi di me, che espone tutti i pregiudizi latenti.
Quando ci si da delle etichette (tipo: “categorie deboli e svantaggiate”) si cade in questo meccanismo.
Un esempio: una comunicazione tra una fattoria sociale e i GAS che rischiava di assimilarsi ala comunicazione “senza la esse dei gas” e quindi basata prevalentemente sul prezzo, se non si imposta la relazione sapendosi raccontare e spiegare. La comunicazione può essere sincera e come tale convincente, senza i trucchi della persuasività markettara.
Uno degli scopi del corso è proprio questa apparentemente ovvietà: scoprire che una buona comunicazione non è automaticamente una perfida comunicazione manipolatrice e cosmetica.
Se mi presento bene, non
sono automaticamente bugiardo.
Anzi, la cura e l’estetica della sobrietà possono essere divertenti, appaganti, sono un dono agli altri e a sé stessi.
Il paragone tra questo e il marketing è stato fatto paragonando l’amo (che attrae il pesce ma lo tradisce) e il fiore che chiama l’insetto impollinatore con analogo appeal, con analoga seduzione, ma con un fondamento opposto di collaborazione, di patto, di reciproco vantaggio.
Dio ha creato l’uomo perché gli piacevano le storie
Qualsiasi messaggio può diventare una storia, e come tale essere più interessante e ricordabile.
Vale perfino per l’etichetta di un golfino: è una descrizione o una storia?
Individuale o collettivo? Entrambi, all’estremo.
Raccontarsi è qualcosa di personale, quasi una biografia, eppure il corso era dedicato molto all’arte di pensare insieme, come mettiamo insieme queste due cose opposte? Non sono affatto opposte, se non sappiamo dire “noi” non sappiamo dire neanche “io”. E viceversa.
La mia proposta non è di trovare una via di mezzo tra questi due apparenti estremi, ma al contrario di estendere in ciascuno di noi l’esperienza di entrambi, estremizzandoli.
i minimi e i massimi di questi due estremi sono:
da una parte bisogna che ciascuno possa risvegliare in sé la creatività intima e imperscrutabile della propria mente, che di solito conosciamo poco e sottostimiamo; siamo tutti geniali (nel senso dell’in-gegno) e quasi sempre sappiamo generare idee più belle e creative e feconde di quello che peresumiamo, ma teniamo troppo spesso la nostra genialità sotto i piedi, la soffochiamo continuamente per omologarci e somigliare alle attese sociali e ai ruoli imposti
dall’altra intersoggettiva del web (intelligenza connettiva/collettiva) come se ciascuno di noi al computer fosse un neurone di questo cervello planetario: che milioni di “io” che dicono “noi” diventano il Pianeta che dice “io”.
Oggi l’artista è chi crea situazioni per la creatività degli altri
Aggiungo il mio personale convincimento sul ruolo di artisti e creativi nel nuovo millennio. Il loro ruolo resterà importantissimo se passano dal ruolo di creatori al ruolo di facilitatori della creatività diffusa.
Penso a Munari quando faceva disegnare i bambini, o a Murray Shafer quanndo mandava gli studenti nei boschi a imparare musica dalla natura; ideando questi eventi l’artista, dal punto di vista dell’Opera d’Arte tradizionale, “non ha fatto niente”, eppure sono forme d’arte non inferiori alla Cappella Sistina.
Addio diritti d’autore, oggi ci vuole la ciccia.
Forse questo c’entra con una frase mia che è piaciuta molto. “le idee buone sono di tutti, sono quelle cattive che hanno un padrone”. Sì, la frase è mia, ma ovviamente non ne sono padrone.
Oggi l’Opera si scarica dal web, si copia, si riproduce gratis… chi pensa di campare di questo fa davvero fatica; ma se invece si mette in scena in carne ed ossa (il poeta che fa i reading, il saggista che fa i corsi, il cantante che fa i concerti, l’artista visivo che fa performance ed happening, eccetera), il suo esserci dal vivo in un’era virtuale lo rende prezioso.
Sull’utilità del divertirsi.
Attenzione. La creatività, avete detto, è un bisogno fondamentale per il benessere e per l’equilibrio psichico; ma notate che nella restituzione vi siete dimenticati tutti di parlare della cosa più divertente del primo mercoledì (le canzoncine pseudotradotte dal cirillico e cantate colla chitarra giocattolo), su cui avevate riso alle lacrime.
Il concetto di quel gioco ha due ricadute tecnico-pratiche importantissime
1. in qualsiasi lettura testuale la lettura trasversale è più importante di quella meticolosa; somiglia a quando abbiamo letto il cirillico. In italiano occorre favorirla con titoletti, inizi di frase, a capo, eccetera; nonché con la progettazione grafica;
2. slogan ed headlines devono essere orecchiabili e musicali, le canzoni popolari, nate oralmente, ci danno delle lezioni di copywriting formidabili.
Ma forse, siccome vi siete divertiti, è sembrato che questi due concetti fossero “meno importanti”. Sono tra i contenuti più importanti del corso, per le ricadute pragmatiche. Scusate se coi tempi stretti non ho saputo sottolinearli, speriamo che leggiate queste righe, per fermarli meglio nella mente.
Io posso ripetere fino a sgolarmi che per apprendere non è sempre necessario soffrire; tuttavia non posso insegnarlo, ciascuno può solo scoprirlo da solo. C’entra con l’alienazione del lavoro e coll’apprendimento pervertito in produttività.
Infatti qualcuno ha proposto il neologismo creattività, o “creattore”. Mi piace.
Mappa e labirinto
A molti ha colpito l’idea di “farsi vedere il labirinto dagli altri”.
E’ molto difficile che un individuo o un’organizzazione umana sappia raccontarsi agli altri.
Io non sono la mia cravatta, tuttavia può darsi che la mattina prima di presentarmi a voi io possa dare molta importanza alla scelta della mia cravatta. Più siamo affrettati, più guardiamo vicino, quindi stress da premura e miopia tattica sono fatalmente collegati.
Questo non aiuta, specialmente quando si hanno le ali vigorose per volare alto, ad esempio col progetto federatore della coop di consumo.
Quando devo presentarmi con un volantino o un sito sono “all’interno del mio labirinto”, la mia attenzione è incentrata su concetti che a me sembrano urgenti, strategici, prioritari, ma spesso rispondono solo a domande da labirinto: qual’è la svolta migliore al prossimo bivio? Sono già passato da qui? Perché ho sbagliato l’ultima volta? …
Chi ci vede da fuori ha più facilmente la mappa del nostro labirinto; è meglio farci correggere la presentazione dagli altri, ad esempio chiedere a loro perché siamo importanti per il mondo, e non a noi stessi; rende le cose più facili e utili. Anche più gratificanti, di solito.
Questo sorte subito effetti pratici e tecnici sulla comunicazione, ad esempio ci libera dal burocratese (così come dall’aziendalese, dal politichese, … attenti che c’è anche il volontariese, l’antagonistese, eccetera)
La mia responsabilità
Si è parlato anche di questo stesso corso, che è nato da un’intuizione felice ma, per certi versi, di marketing. Ammetto che in altri corsi, alcuni allievi hanno detto di essersi iscritti perché la parola “Smarketing” era rivelatrice: “è un’idea che spacca”; dunque ho dato “un buon naming al mio prodotto che lo ha reso appetibile sul mercato”: per un marketer sarebbe un successo, per lo smarketing cos’è, una contraddizione? Un peccato originale? Un inganno? Ha detto bene uno degli organizzatori: è una responsabilità.
Su cos’è una responsabilità personale (politica, scientifica e metolologica) occorrerebbe parlare approfonditamente. Si può essere leggeri con una forte responsabilità sulle spalle? Ecco una domanda che nel corso abbiamo lasciato sottintesa. La testimonianza storica di pensatori e pragmatici che ci hanno preceduto dovrebbe essere un trampolino, ma a volte diventa un’ortodossia pedante.
Davvero il contrario è irresponsabilità? Rischiamo come Icaro di sfaldare le ali al sole?
La mia personale risposta risiede nella questione di non essere mammiferi con le idee, di cui abbiamo a lungo parlato; se le idee funzionano, come i semi di un albero, allignano da sole.
Gran parte della responsabilità sta nella coerenza interna delle parti, che è più forte quando non è manipolata forzosamente. Ho più responsabilità con un fragile fiore di serra che con una rustica pianta di campo. Questa metafora floreale va bene per l’oggetto su cui hai responsabilità, ma per descrivere lo stato psicologico di chi ha la responsabilità, preferisco pensare ai muscoli del mio corpo. Certi muscoli, quando hai i crampi, li irrigidisci per sentire meno dolore: così il sangue non li irrora e il crampo diventa ancora più forte. I crampi, se ci prendiamo la responsabilità di migliorare il mondo, ci vengono ogni volta che comunichiamo; la comunicazione rilassata, come un muscolo, scioglie meglio le contratture della comunicazione irrigidita. Lo so che questo non basta, però aiuta parecchio.
Un’idea non si “vende”.
Ci aiuta la coscienza che disseminare un’idea non è come vendere un prodotto, è un processo che altri rielaboreranno; quindi la fiducia non basta che sia in noi stessi, deve essere posta nel ricevitore.
Personalmente non ne sono sicuro, che questa sia anche la risposta al dramma di far fronte con continuità alle proprie debolezze. Lo spero, ne sono moderatamente convinto, però mi chiedo quali siano le debolezze che ciascuno fronteggia e qual’è la loro genesi.
Siamo portati a sottovalutare le nostre forze e ad enfatizzare le debolezze; ciò accade (mi sembra guardando in generale chi viene ai corsi) a quasi tutti, ammalati di eccesso di autocritica; e quelli a cui non capita forse hanno un problema peggiore di narcisismo, solipsismo o autoreferenzialità.
Anche la percezione delle proprie debolezze nasce nel labirinto, ed è strettamente legata alla percezione delle proprie forze, che è di solito meno vicina; come quando saliamo in salita e guardiamo il terreno del passo successivo, invece che l’orizzonte in cui incontreremo la discesa.
Siamo miopi quando, se mai, converrebbe essere presbiti.
Esempio pratico di impronta bassa
Le tecniche per risparmiare carta (dimensioni, grammatura, ingombro…) sono non solo lezioni di ecologia ma anche lezioni di stile, di empowerment, di ingegno cartotecnico, dii programmazione editoriale.
Tra l’altro, se devi fare un volantino “perchè non puoi non farlo” e non perchè hai qualcosa da dire, questo è già un segno che qualcosa a monte non sta funzionando. La carta di un buon libro non è mai sprecata, quella del marketing lo è sempre.
La caccia all’errore non finisce mai
Qualcuno propone di continuare la correzione reciproca della “caccia all’errore” anche dopo il corso, on line. Questa pagina è a disposizione, se volete. L’importante è che molti, in vario modo, abbiano detto che si scopre la propria identità collaborando, e che ciò può generare profondi cambiamenti anche nel modo di lavorare di ciascuno.
Avere una visione diversa delle cose scuote anche dall’apatia, ricarica, rigenera, aiuta a scrollarsi la frustrazione di tutte le cose che non funzionano di questi tempi.
Questo scambio di perfezionamenti è un approccio assai diverso da quello snobistico, in cui ci si critica per sentirsi migliori, di solito esprimendo le critiche a terzi.
Cos’è mancato
Alcuni mi hanno detto (educatamente e tra lo zucchero dei complimenti) che si aspettavano un corsi più pragmatico, più finalizzato a singoli progetti.
Ci sono dei corsi di Smarketing a cui capita di essere molto pragmatici e tecnici (a volte anche troppo), in genere sono quelli con pochi partecipanti; in altri più affollati è più difficile e si vola dalla tattica alla strategia, dal gioco alle sue regole.
La quantità di idee, personalità e motivazioni è stata una formidabile ricchezza di questo corso; se ha tolto qualcosa al ritmo introducendo un po’ di dispersività, ha dato molto di più in fertilità di idee e di confronto.
Citazioni e link
Concetto di giochi a somma diversa da zero.
Riguarda il gioco in senso stretto, che può essere competitivo o collaborativo (http://www.f-wiki.it/index.php?title=Il_gioco_didattico), ma anche il gioco in senso lato, come i giochi del potere, dell’amore, della politica… che possono essere competitivi (uno vince e uno perde, la somma è zero) oppure collaborativi (tutti vincono o tutti perdono, somma diversa da zero)
Viene dalla teoria matematica dei giochi, cioè da quel matematico John Nash quello di A Beautiful Mind, schizofrenico che ha preso il Nobel… Se conoscete di matematica andate a vedere l’equilibrio di Nash qui (ma se sapete di matematica, probabilmente conoscete già anche questa faccenda)…
Concetto di competizione per sottrazione:
underdo your competition. Ci siamo riferiti a Re-work, ma non ho avuto il tempo di mostrare delle slides che ho usato in altri corsi; se sapere l’inglese basta questo link http://37signals.com/rework/
Tenete d’occhio questo blog, è pieno di sorprese
I “ça va de soi”
La citazione su quelli che sanno così bene il proprio ruolo che non sanno più ascoltare.
La citazione di Jean Oury è qui http://www.geronimi.it/2009/05/04/ma-che-ci-faccio-qui/
Macchine banali e non banali
Secondo von Foerster [1993] le macchine banali sono: a) determinate sinteticamente; b) indipendenti dal passato; c) determinabili analiticamente; d) prevedibili.
Le macchine non banali invece sono: a) determinate sinteticamente; b) dipendenti dal passato; c) indeterminabili analiticamente; d) imprevedibili.
Discorsi viventi e discorsi morenti
Questa citazione di Vincent Kenny viene dalla psicoterapia, ma riguarda le reti; consiglio di leggere con attenzione queste pagine.
hola! Ma sono la prima? magari no, è solo che marco non ha ancora dato l’assenso alla pubblicazione dei commenti.
In ogni caso, volevo ringraziarvi tutte e tutti per questi due giorni intensi, per la autenticità con cui ci siamo confrontati e per l’energia che mi avete restituita (dico, ma avete visto che ore sono? ok, mo’ vado a nanna).
A presto, per gli scambi di servizio!
stefania
Eccomi!!!
Finalmente il tempo per scrivere anch’io il mio mega-apprezzamento per il corso!
La notte dopo mercoledì l’ho passata insonne perchè il mio cervellino – non abituato – era sovraccarico di stimoli ed eccitazione!
Sono già passata all’azione con le mie maglie, grazie ai vostri consigli (!), e spero di potervi linkare al + presto il sito!
Ciao a tutti e grazie Marco!
Giorgia
e sono di nuovo io….
prezzemolo al corso, prezzemolo anche qui!
ragazzi ma dove siete??!!
so che quando si torna ognuno alla propria attività poi il tempo vola via e la memoria si appanna, ma …. solo a me questo corso ha toccato qualche cosa nel profondo?!
ho fatto da relatrice/cronista dell’esperienza-smarketing al G.A.S. di Acqui e anche lì mi sembrava vedere alzate le antennine di qualcuno…
so anche che a Marco non serve questo spazio solo per sentirsi fare i complimenti, ma io ero super curiosa di sentire le opinioni anche degli altri!!!
bene, torno al mio lavoro…
con affetto
la presenzialista
ciao, sto preparando la ‘mia’ restituzione da portare al cda della coop, appena l’ho pronta ve la inoltro… intanto volevo chiedervi se posso parlare di voi su un blog… se volete sapere in che termini, andate a leggere questo post:
http://bonumquodest.splinder.com/post/22646272/due-tranquilli-mercoledi-di-buone-notizie
e poi fatemi sapere. denghiù, si iu leiter
carissime, grazie per il vostro entusiasmo e per “il buono che c’è (e ci sarà)”. Il corso è stato un sasso gettato su uno stagno apparentemente immobile, in realtà brulicante di vita e progetti (come tutti gli stagni decenti). In molti ci siamo annusati e, a volte, riconosciuti. Sognatori professionisti, alcuni, che hanno imparato a far scendere sulla terra le loro idee guardandosi intorno (“cercando il buono”), e connettendo relazioni tra mondi che prima non si parlavano. Il corso brulicava di mondi diversi, giusto pensare di proseguire negli scambi, se vogliamo imparare a fare fronte. Intanto vi comunico la mia personale soddisfazione per l’avvio di un progetto di “Consolidale” in cui credo molto, e che ritengo possa avere le potenzialità per “federare” attorno ad un’idea semplice e potente un bel pò di gente “da smarketing”. manderò via mail alla lista del corso la presentazione del progetto, che per ora si sperimenta ad alessandria città, ma ha ambizioni provinciali. Per incuriosirvi vi dirò solo che c’entrano un grande orto in città coltivato da un nonno e ora dal nipote, il pane di san benedetto, un apecar che parte solo a volte, una schiena abituata a piegarsi ma non a spezzarsi, una manciata di consumatori responsabili e un pò di prodotti del commercio equo-solidale. alla prossima! Maurizio
Ciao!
Su suggerimento di Maurizio (e anche per fare una restituzione il più possibile completa al ‘mio’ cda) sto leggendo le restituzioni degli altri corsi.
Mi ha colpito a proposito della comunicazione semplice e non banale quello che dice Marco nella pagina del gruppo di Valtidone: “Rileggendo i vostri appunti mi chiedo ancora una volta come mai le cose complicate sembrino
più profonde”.
Mi sono sentita chiamata in causa, perché in quanto ‘filosofa’ mi viene spesso rimproverato di complicare le cose invece di semplificarle (ché poi non è mica sempre vero…).
In ogni caso, credo che le cose espresse in modo complicato colpiscano perché *sembrano* riportare alla complessità delle cose. Noi sperimentiamo le cose nella loro complessità: la loro sfaccettatura, la mancanza di
un’unica possibilità di comprensione, la difficoltà nel renderle comunicabili col linguaggio.
Per sopravvivere, banalizziamo la nostra risposta a questa complessità, credendo di semplificarla. Quando qualcuno, anche facendo uso di linguaggi e immagini accattivanti, ci restituisce una parvenza di complessità, allora ci sembra di aver recuperato qualcosa che avevamo perso.
La questione è che chi complica non restituisce complessità, ma accumula soltanto informazioni/immagini/emozioni senza in realtà far fare esperienza di ‘quella’ complessità, come si potrebbe invece
ottenere (e questo sì che sarebbe interessante) organizzando in un modo più fruibile, comprensibile, adattando al nostro sistema di comprensione
la complessità ‘originaria’.
Così, chi complica invece di rendere la complessità fa un po’ come Azzeccagarbugli col povero Renzo: lo intorta ma non gli dà alcuna conoscenza.
Un esempio particolarmente raffinato di complicazione ‘vestita’ di semplificazione è il racconto del re nudo: cosa di più complesso che ammantare di parole e descrizioni il nulla? e se non lo vedi, la colpa è tua!
Ecco, solo un semino di cui non essere gelosi!
[sono stata abbastanza complicata? ^__^]
Buon lavoro
Stefania