L’uomo che dona a una donna un fiore di plastica, è un uomo di plastica; anche nel progettare la comunicazione, chi genera messaggi di plastica (prevedibili, standardizzati e senza storia di vita e di morte) è un comunicatore di plastica.
Della rosa di plastica si dice “che bella sembra vera” di quella vera si dice “che bella sembra finta”… l’equivoco forse si nasconde nel concetto di Bello.
L’uomo che dona una rosa a tutte le donne, non può aspettarsi che quella rosa sia speciale per ciascuna. Anche nel progettare la comunicazione, se parli a tutti non parli a nessuno.
Oggi, nell’inflazione di messaggi, diventiamo tutti comunicatori di piccola scala (ciascuno a pochi) ; i grandi comunicatori su larga scala (uno a molti) stanno perdendo posizioni. Il professionista della comunicazione, formatosi nell’epoca dell’ “uno a molti” è probabilmente destinato ad essere disoccupato se non si sviluppa verso consulenze, corsi, coaching e altre forme di condivisione/coltivazione delle competenze.
Il corteggiatore che dona a una corteggiata invece di una rosa, un carciofo, sbaglia. O forse no, ha più probabilità di essere ricordato, di apparire spiritoso, di mostrarsi diverso dal solito.
Non sai mai quello che comunichi finchè non hai qualche indizio di cosa il ricevente ha capito.
La comunicazione è reciproca, o non è.
Una delle differenze tra il marketing e lo smarketing è l’inversione del concetto di target; invece di mirare al segmento di mercato prescelto come dei cecchini, noi diciamo: ecco, siamo qui, siamo noi il bersaglio. Occorre solo che chi ci cerca sappia che esistiamo e sappia dove cercarci. Questo abbatte il 95% dei costi di marketing; ma attenzione, siccome i contatti saranno pochi ma buoni, quel restante 5% deve essere studiato molto bene. Se hai pochi soldi, ci devi spendere molto tempo e attenzione.
Non concorriamo tra di noi, concorriamo col mass-market.
Non esiste una buona comunicazione; al massimo possiamo trovare i modi per sbagliare un po’ meno.
Nella filera corta c’è il rapporto diretto, dove è più facile incontrare la fiducia perchè è più facile mostrare il percorso reale (percorso in tutti i sensi, sia la filiera produttiva che la transizione verso le qualità ecologiche, etiche, biologiche…
Il marketing commerciale deve generare delle personalità artificiali al prodotto, deve dire che quel liquore è tradizionale, quell’altro sexy e quell’altro snob…, sulla base di questo tutta la pubblicità si sviluppa; invece lo smarketing si rivolge a chi ha già un’identità, ha solo bisogno di evidenziarla, non di mascherarla o simularne un’altra. Anche per questo motivo, è un grande errore per il pesce piccolo simulare la pubblicità dei pesci grossi.
Non innamoriamoci delle nostre idee come se fossero dei figli; per una volta dimentichiamoci di essere mammiferi. L’ecologia tratta dello scambio tra materia, energia ed informazione nella biosfera; in essa noi umani siamo viventi e danzanti; la comunicazione è parte di questi scambi.
L’albero ci ricorda che occorre essere parsimoniosi ed accorti con la materia e con l’energia; con l’informazione è diverso: l’albero produce ogni anno milioni di semi con l’informazione genetica. Li spreca, basta che uno su un milione alligni, e la specie continua. Uguale dobbiamo fare noi: invece di innamorarci delle nostre ideuzze come se ciascuna fosse il prezioso ed unico figlio di mammifero, la nostra mente può sfornarne milioni. Quasi tutte si disperderanno, non dobbiamo amarle come figli, dobbiamo lasciarle volare come i semi di acacia. Sicuramente qualcuna allignerà.
Chiarezza, estetica, eleganza… giudicare sempre l’opera e mai chi la realizza, in modo che la critica lo arricchisca e lo migliori senza mortificazione, sadismo o superiorità. Questi è possibile se i messaggi sono semi e non figli. Se no ci si offende.
Tre cose che ho detto troppo affrettatamente.
La verità non è la sincerità. La verità è un risultato. mostrabile e come tale simulabile. E’ importante per i poliziotti, i giudici, i giornalisti. La sincerità è il processo, deve sempre essere adesso, è dentro ciascuno. E’ importante per tutti gli altri e si manifesta, che lo si voglia o no, nella parte non proggettabile della comunicazione.
Quando vai al super a comprare una sottiletta credi di essere tu a comprare una sottiletta. Non è vero, è la sottiletta che vende te al supermarket. Nella metafora tra la pubblicità e una lenza, l’aspetto più importante di tutto il sistema è l’ardiglione dell’amo, quel beccuccio aguzzo dietro alla punta all’interno dell’amo, che serve a impedire che il pesce abboccato sfugga. E’ un meccanismo psicologico. La sottiletta vende il tuo tempo, i tuoi spostamenti, l’attenzione dei tuoi occhi, insomma le tue abitudini al supermarket; non potrebbe farlo senza televisione.
Nella lotta tra segnale e rumore, meglio conversare sottovoce in un contesto silenzioso che urlare nel chiasso degli altri. Perchè nel chiasso:
1. vince il più forte;
2. vince chi ripete più volte;
3. vince il messaggio alfanumerico (facile da simulare) su quello emotivo, empatico, non-verbale (più difficile da simulare);
4. anche se il recevente recepisce il messaggio, non può instaurare in dialogo e quindi anche i contenuti “buoni” (etici, ecologici…) diventano alienanti perché senza dialogo son solo enunciati.
L’identità è un processo che si realizza nello scambio, se parli da solo non sei nessuno.
Paradigmi
Macchine banali e non banali
Secondo von Foerster [1993]
le macchine banali sono: a) determinate sinteticamente; b) indipendenti dal passato; c) determinabili analiticamente; d) prevedibili.
Le macchine non banali invece sono: a) determinate sinteticamente; b) dipendenti dal passato; c) indeterminabili analiticamente; d) imprevedibili.
Discorsi viventi e discorsi morenti
Questa citazione di Vincent Kenny viene dalla psicoterapia, ma riguarda le reti; consiglio di leggere con attenzione queste pagine.
