Savona

foto del gruppo Smarketing Savona al corso di Geronimi Stoll

Ciao, Savonesi carissimi.

Ecco il promemoria del vostro feedback, come promesso.

Cosa abbiamo detto

Un concetto che avete ripetuto è che comunicare bene non è necessariamente una pratica da cattivi manipolatori:  questa a prima vista  sembra un’ovvietà, ma se per diversi di voi è stata una mezza rivelazione significa che stiamo spostando dei luoghi comuni abbastanza radicati, e in particolare che scopriamo che bisogna togliere la confusione tra buona comunicazione e manipolazione persuasiva.

Simile ma diversa la considerazione di chi dice che occorre fermarsi di più sulle cose che comunichiamo invece di fare il “supercazzolaro”, nel senso che occorre smettere di pensare che se lo scopo è buono, allora la comunicazione è automaticamente buona.

Per comunicare bene occorre conoscere chi si è e le proprie finalità. Anche questo lo avete ripetuto diverse volte, sia a proposito della comunicazione interpersonale sia con le organizzazioni (enti, associazioni, aziende…)

La reciprocità della comunicazione si applica anche alla comunicazione educativa: io non imparo da te se tu non impari da me. Vale anche per la comunicazione pubblica locale.

Sulla metafora di “imparare dagli alberi” ed essere più vegetali e meno mammiferi con le nostre idee.  Anche per voi questa mia piccola intuizione è apparsa come importante e significativa. Mi fa piacere,visto che piace così tanto, vedrò di scriverci qualcosa sopra.

E’ stato espresso da molti che cambiare l’approccio alla comunicazione cambia radicalmente il lavoro di ciascuno e spesso la vita stessa.

E’ stato anche ripetuto da voi che questo cambiamento verso una comunicazione più efficace non deve diventare troppo stressante, non deve portarci a continuare verso strade dispersive o chiuse, che se un sistema vecchio non funziona, di solito si possono provare strade nuove.

Forse questo somiglia a un altro pensiero espresso nel gruppo: che non vale la pena di sforzarsi troppo di leggere tra le righe possibili ripercussioni, giudizi o sottintesi, che di solito neanche ci sono: forse questo fa parte della solitudine che in un gruppo come questo si rompe, io esisto perché ci sono gli altri.

Immaginare, visualizzare, usare metafore immaginifiche; questo è stato importante per molti di voi; avete anche sottolineato che su queste cose si apprezzano di più le differenze individuali.

Piace il concetto di dilettante colto, o dilettante informato: è l’erogatore di contenuti dal basso che sa tenere in mano una videocamera, o scrivere un testo efficace. Quello del professionista della comunicazione, forse, è un mestiere destinato ad estinguersi, come quello dell’autista nella prima parte del ‘900, via via che la gente imparava a guidare da sola.  Io personalmente vedo che la nuova professione dei professionisti dovrebbe essere far corsi, consulenze, coaching…

Questo anche perché, come molti hanno detto, “noi non siamo macchine”, penso nel senso che ho citato delle macchine banali che sono attive solo su processi prevedibili, decidibili, smontabili in parti, verificabili,  senza storia. Noi siamo non banali: improvvisiamo, cambiamo strada, se qualcuno vuole che facciamo una cosa, ci deve convincere, i processi che facciamo spesso non possono essere ricondotti a schemi.

Cos’è mancato

Grazie di tutti quei complimenti, ma questo è il posto per le cose che sono mancate o che avreste voluto approfondire.

Chi avrebbe voluto approfondire le tecniche di gestione dei blog: sto studiando un corso apposta da ottobre o novembre.

Il “gioco dei pianeti”: in tutti i corsi ci sono quelli a cui piace moltissimo e quelli a cui piace poco; io sono cocciuto e penso che spesso quelli cui piace poco sono proprio quelli cui serve.

Alcuni avrebbero apprezzato un atelier più lungo in cui provare a “confezionare” un lavoro dall’inizio alla fine.  Piacerebbe anche a me, ma ci vorrebbe un contesto più lungo.

Qualcuno mi ha chiesto di approfondire il tema del conflitto (se, come, quando…). In un corso così breve  posso affrontarlo solo sul piano cdella comunicazione progettata:  se,  come  e quando val la pena di smettere con il political correct e usare il peperoncino conflittuale. Non ci sono i tempi e la profondità psicologica per parlare dei conflitti di corridoio, delle frustrazioni quando esplodono, se non con cenni alla comunicazione interna e alla sua ecologia…

Chi ha scelto un approfondimento teorico sui concetti di starget giochi a somma diversa da zero e media di nicchia vadano a questi link

Cose da dire

Su Starget sto studiando per scrivere un testo specifico e  sto raccogliendo ancora casi e esempi. Il concetto comunque è quello di invertire i ruoli: il produttore diventa il target del cliente, invece di cercarlo in modo invadente e ripetitivo, si lascia trovare; non è facile ma è possibile, e questo abbatte drasticamente  i costi di marketing. Il vantaggio non è solo economico ma anche etico (riduzione della filiera) e di ecologia della comunicazione (dimuinuzione del rumore che ci bombarda)

Giochi a somma diversa da zero.  Riguarda il gioco in senso stretto, che può essere competitivo o collaborativo (http://www.f-wiki.it/index.php?title=Il_gioco_didattico), ma anche il gioco in senso lato, come i giochi del potere, dell’amore, della politica… che possono essere competitivi (uno vince e uno perde, la somma è zero) oppure collaborativi (tutti vincono o tutti perdono, somma diversa da zero)
Viene dalla teoria matematica dei giochi, cioè da quel matematico John Nash quello di A Beautiful Mind, schizofrenico che ha preso il Nobel… Se conoscete di matematica andate a vedere l’equilibrio di Nash qui (ma se sapete di matematica, probabilmente conoscete già anche questa faccenda)…

Media “buoni” di Nicchia. E’ semplice:  se cercate qualcuno che vi somiglia e vi bastano numeri bassi, vi va meglio un media che vi somiglia (una radio, una testata periodica…) anche se è piccolo. Questo ingenera anche meccanismi virtuosi, perché spendete assai meno e per giunta quel poco è già importante, perchè  aiutate il sostentamento di una voce che vi piace.

KISS, citato dal nostro videomaker: sta per Keep It Simple, Stupid, ossia “falla semplice, stupido”.
Diverso dal consiglio “falla semplice e stupida”, che io non approverei, perché in un’estetica del sobrio semplice è l’opposto di stupido.

Foto

Chi ha fatto delle foto, me le manda?

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