Pagina del corso di S.Giorgio di Valpolicella 10 e 11 aprile 2010
Cosa ci siamo detti (riepilogo del riepilogo)
Perturbazione degli equilibri come scopo di un corso.
Lo sforzo di non essere banali; la banalità (prevedibilità, omologazione, stereotipia… bassa quantità di informazione ed alta quantità di ripetizione) è un elemento del potere.
Concetto di competizione per sottrazione: underdo your competition. Ci siamo riferiti a Re-work, il link è questo http://37signals.com/rework/
ma la poetica del vuoto, l’estetica della sospensione e l’idea di comunicare bene distanziando lo sfondo di rumore è comune in moltissime discipline
- lo zen
- l’ecologia della comunicazione e in particolare il concetto di soundscape di Murray Schefer
Non urlare ma abbassare il rumore intorno; è anche un elemento della comunicazione vocale nella conduzione dei gruppi, come sa ogni maestra (se urla i bambini si eccitano e urlano, se parla sottovoce crea un clima di conversazione)
Con le proprie idee occorre fare come gli alberi, non come i mammiferi.
Si definisce sistema ecologico quello in cui i viventi scambiano materia, energia e informazione. Ad esempio l’albero usa in modo molto oculato la materia (le foglie secche che diventano concime) e l’energia (la fotosintesi che crea zuccheri complessi) , ma spreca informazione (genetica) attraverso milioni di semi.
Spesso ci innamoriamo delle nostre idee come se fossero figli, e neanche come genitori moderni: come se ci appartenessero, ci rappresentassero, nascessero per mostrare agli altri la nostra bravura, come se le generassimo e le sfamassimo perchè un giorno siano loro a sfamare noi.
Nell’ottocento pittori, scrittori e musicisti ci diventavano pazzi, come gli alchimisti medioevali che cercavano la Grande Opera.
No; oggi, nell’era della riproduzione digitale e gratuita, meglio considerarli come semi. La nostra mente può generarne milioni, qualcuno alligna in terreni fertili assieme ad altre idee.
Postulato di Betti: tante idee non sono tanto lavoro. Anzi, aggiungo io, la fatica del lavoro è inversamente proporzionale alla capacità delle idee di svilupparsi da sole (mi riferisco al concetto di autopoiesi in Maturana e Varela)
L’informazione è cambiamento che genera cambiamento. Questa è una definizione di Gregory Bateson: ricevere informazioni vuol dire sempre e necessariamente ricevere notizie di “differenza”, e la percezione della differenza è sempre limitata da una soglia. Differenze troppo lievi o troppo lente non sono percepibili.
Smarketing, budget pubblicitario e decrescita. Sembra una contraddizione; semplicemente significa spendere poco, spendere molto meno del solito, per crescere lentamente e sicuramente. Come un bambino deve crescere ma fino ad una certa statura, così anche l’impresa; come un bosco, che cresce sempre eppure nelle sue dimensiono complessive sta fermo
Anche nella comunicazione, come nel resto delle interazioni viventi, occorre il risparmio di energia e di materia e l’abbondanza generosa di informazione. Abbondanza di informazione non significa il chiasso, perchè il rumore indifferenziato non è informazione.
Anche questo porta ad una estetica del sobrio (decrescita non come sfigatismo).
Ha fatto colpo il concetto “portiamo la speranza non la paura”. E’ considerato quasi un dogma quando si parla delle catastrofi che ci aspettano e che la mente umana non vuole vedere: picco del petrolio, cambio climatici.
In realtà io la considero da tempo un’ovvietà così lapalissiana che ogni tanto comincio ad aver voglia di trasgredirla.
Comunque nonostante le scuole americane che predicano la regola, c’è un marketing del terrore, eccome, e funziona benone: viene usato per scopi politici a livello planetario dai guerrafondai, dai razzisti e dagli integralisti religiosi. Presume canali diversi molto più istituzionali ed identitari. Su quel piano non possiamo né vogliamo competere, se mai vogliamo bucare il palloncino dell’ansia artificiale.
Un riassunto del concetto di quantità di informazione: la coccola della ripetizione, il sapore dell’imprevisto.
Gli esercizi di visualizzazione: per qualcuno sono stati la parte più importante del corso, anche se apparentemente era la più “inutile”, cioè quella più svincolata dall’obbligo di essere finalizzata ad una concretizzazione immediata.
Gioco, arte, diletto, loisir, convivialità… spesso nella vita le cose apparentemente inutili sono le più indispensabili.
Tra le scoperte dell’esercizio di visualizzazione, la possibilità di usare esercizi con la musica per uscire dal momento di scarsità creativa
Alcoolismo da lavoro. Cercate workaholic su Google. E’ una discussione che tocca non solo le aziende ma anche il volontariato civile e la militanza politica; alla lunga brucia le risorse più preziose, tempo, disponibilità, motivazione, capacità di ascolto.
Il workaholic si ubriaca di impegni per non pensare a cose più perturbanti o più insoddisfacenti, se nei primi tempi sembra il baluardo contro le emergenze, alla lunga le genera, perché un lavoro fluido e senza stress lo stressa e l’eccitazione del sacrificio assume una valenza erotica sublimata. Come Stachanov nelle miniere sovietiche, il mito dell’iperlavoratore alla lunga genera il contrario di ciò che persegue, cioè inefficienza e dispersione organizzativa.
Altra citazione da Re-work: non dobbiamo aver troppa paura di confliggere; il libro però parla di competizione commerciale ed industriale, noi parliamo di un altro livello di conflitto: culturale, sociale, ideologico.
Sicuramente la correttezza “political” può diventare un pantano, tant’è che oggi i partiti e le ideologie vincenti, benchè conservatrici e conformiste, si danno un tono di scorrettezza goliardica, superficialità umana e compiaciuta trasgressione delle regole morali.
Si lavora meglio con chi non è certo del suo ruolo, con chi sa perché è lì si lavora male. La citazione di Jean Oury è qui http://www.geronimi.it/2009/05/04/ma-che-ci-faccio-qui/
Come lo spot accalappia: ecco l’esempio di Envian: http://www.youtube.com/watch?v=XQcVllWpwGs
Sulla metafora della Ferrari e della Bicicletta, è un esempio che faccio spesso; se navigate direttamente su questo sito. Riassumendo i concetti sono questi
1- chi l’ha detto che dobbiamo gareggiare? le Ferrari (cioè i grossi budget pubblicitari) devono competere, ma le biciclette no; sulla piccola scala c’è più posto per tutti
2- la Ferrari vince solo su una larga strada asfaltata, tra i vicoli e per i campi perde disastrosamente: per avere il diritto ad esistere dobbiamo in tutti i modo essere noi a definire il campo della competizione.
3- troppe Ferrari (come la pubblicità in TV oggi) si ingorgano reciprocamente; immaginate un viale pieno di Ferrari: teoricamente vanno a 300 all’ora, ma nell’ingorgo viaggiano per forza a passo d’uomo rombando impotenti; intanto silenziosamente le bici sciamano tra una macchina e l’altra.
Concetto di starget: è spiegato bene sul mio blog a “comunicazione fai da te”
Crossmedialità: combinare i media deboli (ad es. uno spot radio che manda sul web, un autoadesivo che manda a un evento…) genera un sistema forte ma economico e democratico.
Usare bene il web, per avere una crescita lenta e per lasciarsi trovare (starget)
Il concetto di dieta mediatica ha sorpeso qualcuno; è un termine tecnico adottato comunemente dagli addetti ai lavori; su Google ci sono quasi 40.000 referenze. Anche per l’informazione, l’uomo è ciò che mangia.
Tra gli esiti del corso che alcuni hanno sentito come principali:
sul piano “micro” di ciascuno: aver scoperto i rapporti tra silenzio e rumore, tra pieno e vuoto
sul piano “macro”: rompere le scatoline delle categorie
Sulle “scatoline” da rompere. Cercate “Ervin Goffman”, “frame cognitivo” , e anche George Lakoff (è quello di “non pensate a un elefante”)
Comunque: come esempio di “scatoline delle categorie” abbiamo detto che se pensiamo alla Palestina con le “scatoline” arabi – israeliani vediamo una cosa, se ci pensiamo con le scatoline bambini-adulti o falchi-colombe, vediamo un’altra cosa.
Poi occorrerebbe vedere le sottoscatoline: essere ebreo non è essere israeliano e non è essere sionista (o essere arabo/palestinese/islamico…).
Molta comunicazione tende ad assestarsi su scatoline mentali (un inceneritore e un termovalorizzatore si allocano in due scatoline mentali diverse).
Altre massime restituite dal gruppo:
L’emozione è culturale.
Siamo verbi e non aggettivi.
Siamo processi, non prodotti.
Non imitare il marketing ma studiarne le logiche.
Generare dei pensieri, da solo, non serve a nulla. Questa generatività dev’essere condivisa.
Occorre sempre farsi tante domande, ciascuno a se stesso e reciprocamente.
Il cambiamento non si vende, si è .
La nuova informazione non è produrre contenuti, è lavorare per implementare le notizie che vengono dal basso
Meno la gente legge, più occorre scrivere bene
Occorre collaborare coi comunicatori professionisti ma non delegare loro tutto quanto.
La comunicazione del futuro sarà in mano ai “dilettanti colti”.