Valtidone

Ciao, amici del gruppo della Valtidone

Come nelle altre pagine dei gruppi locali, anche questa serve da promemoria post-corso; raccoglie  la parte più corposa del corso:

- quel che ci siamo detti, cioè quello che mi avete restituito alla fine del corso
- quel che io vi ho detto che forse ma non ci siamo detti, nel senso che non è ritornato nella restituzione
- quel che non ho detto, cioè rimandi e link di alcuni argomenti che ho sacrificato a vantaggio di altri, per assecondare le vostre esigenze specifiche
- quello che non vi ho detto abbastanza approfonditamente: basi teoriche o approfondimenti saggistici che avrebbero trasformato il corso in una lunga conferenza, medium troppo noioso per contenuti così importanti; meglio offrirvi alcuni link e citazioni, chi vuole potrà leggerli e vedrà che ne vale la pena.

1.  Citazioni, link eccetera

Mappa e territorio,

“… Forse la distinzione tra il nome e la cosa designata, o tra la mappa e il territorio, è tracciata in realtà solo dall’emisfero dominante del cervello. L’emisfero simbolico o affettivo, di solito quello destro, è probabilmente incapace di distinguere il nome dalla cosa designata: certo esso non si occupa di questo genere di distinzioni. Accade quindi che certi tipi di comportamento non razionale siano necessariamente presenti nella vita dell’uomo. È un fatto che noi abbiamo due emisferi, e da questo fatto non possiamo prescindere. È un fatto che questi due emisferi operino in modo un po’ diverso l’uno dall’altro e non passiamo sfuggire alle complicazioni che questa differenza comporta.
Con l’emisfero dominante possiamo considerare, ad esempio, una bandiera come una sorta di nome del paese o dell’organizzazione che essa rappresenta. Ma l’emisfero destro non fa questa distinzione e considera la bandiera sacramentalmente identica a ciò che essa rappresenta. Così «Old Glory» è gli Stati Uniti: se qualcuno la calpesta, può esserci una reazione di rabbia. E questa rabbia non la si diminuisce spiegando le relazioni tra mappa e territorio. (Dopo tutto chi calpesta la bandiera la identifica a sua volta con ciò che essa rappresenta). Ci saranno sempre e necessariamente moltissime situazioni in cui la reazione non è guidata dalla distinzione logica tra il nome e la cosa designata.”

da Mente e natura di Gregory Bateson – Adelphi 1984

Concetto di giochi a somma diversa da zero.
Riguarda il gioco in senso stretto, che può essere competitivo o collaborativo (http://www.f-wiki.it/index.php?title=Il_gioco_didattico), ma anche il gioco in senso lato, come i giochi del potere, dell’amore, della politica… che possono essere competitivi (uno vince e uno perde, la somma è zero) oppure collaborativi (tutti vincono o tutti perdono, somma diversa da zero)
Viene dalla teoria matematica dei giochi, cioè da quel matematico John Nash quello di A Beautiful Mind, schizofrenico che ha preso il Nobel… Se conoscete di matematica andate a vedere l’equilibrio di Nash qui (ma se sapete di matematica, probabilmente conoscete già anche questa faccenda)…

Concetto di competizione per sottrazione:
Questo è un concetto che ho approfondito meglio in altri corsi, con voi l’ho appena citato e questo è il link per approfondire:  lo slogan è  underdo your competition. Ci siamo riferiti a Re-work, è uno dei vari concetti  che ci trovate; se sapere l’inglese basta questo link http://37signals.com/rework/ Tenete d’occhio questo blog, è pieno di sorprese

I “ça va de soi
La citazione su quelli che sanno così  bene il proprio ruolo che non sanno più ascoltare.
La citazione di Jean Oury è qui http://www.geronimi.it/2009/05/04/ma-che-ci-faccio-qui/

Macchine banali e non banali
Premessa: macchine nel senso (anche filosofico) di sistema, quindi anche noi siamo una macchina in questo senso… ma non banali, mentre un’automobile, ad es., è una macchia banale
Secondo von Foerster [1993] le macchine banali sono:
- indipendenti dal passato;
- determinabili analiticamente;
- prevedibili.
Le macchine non banali invece sono:
- dipendenti dal passato;
- indeterminabili analiticamente;
- imprevedibili.

Discorsi viventi e discorsi morenti
Questa citazione di Vincent Kenny viene dalla psicoterapia, ma riguarda le reti; consiglio di  leggere con attenzione queste pagine.

2 Gli spunti dalla restituzione

Oltre allo Smarketing, allo Sbudget e allo Starget, suggerite la s-formazione, nel senso:  ci servono linguaggi diversi da quello specialistico di ciascuno di noi, appreso per per essere competenti nella nostra specializzazione.

Anche dietro il messaggio più ovvio e “stupido” ci vuole un pensiero profondo e condiviso, mi avete detto voi.  Giusto, anzi direi che più il messaggio è prevedibile, più serve l’arte di comunicarlo in modo interessante e spiazzante.

Sembra ovvio che essere semplici e chiari non è essere banali, se mai è il contrario.  Anche questa, è essa stessa un’affermazione semplice chiara ma non è banale.
Eppure anche per molti di voi (come praticamente in tutti i gruppi) questa è stata una scoperta spiazzante e illuminante, anche altrove ci sono persone che la riferiscono  come una rivelazione. Se è tale nelle nostre biografie, significa che veramente lo è,  ci sono dei momenti della vita in cui è sconvolgente accorgersi che il sole si alza alla mattina, e guardacaso sono momenti semplici e chiari, ma non banali.
Rileggendo i vostri appunti mi chiedo ancora una volta come mai  le cose complicate sembrino più profonde.  Ci possono essere mille risposte; questa è una “domanda legittima” da fare al prossimo corso.
Una parte delle risposte possibili la devo al gruppo di Alessandria, con loro abbiamo lavorato sul “vedere il labirinto da fuori”.  Si direbbe che per riuscire ad essere semplici e chiari bisogna avere lo sguardo di qualcuno che sia esterno al nostro labirinto. C’entrano anche le emozioni, leggo negli appunti di quello che avete detto: “sapere che emozioni susciti è indispensabile per la chiarezza”.

Un’altra apparente ovvietà è tecnica e pratica:  la geometria nascosta negli impaginati (carta e web) fa percepire il messaggio più ordinato e quindi chiaro. Se questo non è ovvio, probabilmente, è perché anche il grafico è nel suo labirinto, e spesso in Italia si è costruito da solo il mestiere senza un maestro dietro le spalle che guardasse le sue tavole.

Ogni font ha la sua personalità; lo sappiamo tutti, ma questa competenza è di solito solo passiva: decodifichiamo inconsciamente le font altrui ma non sappiamo catalogarle e usarle come i professionisti specializzati. Infatti l’effetto della font non si vede sulla lettera e neanche sulla riga, si vede nell’insieme; il cervello la vede con l’emisfero destro della corteccia, ed è un po’ come quando cerchiamo i quadrifogli:  se cerchiamo di osservare i trifogli uno per uno, i quadrifogli non li vediamo, se prendiamo una visione di insieme “non grammaticale”, ecco che i quadrifogli appaiono e sembra che ci cercano; per questo si dice che chi trova i quadrifogli è fortunato, perché sta pensando in parallelo e non in serie.
Il “competente in font” (il type designer)  acquisisce questa competenza anche in modo grammaticale, seriale; di solito si dice “razionale” (ma è razionale anche l’altro modo). Lui sa anche le regole, le classificazioni. Morale: fatevi suggerire la font da lui, e non vi pentirete.

Comunicare per sottrazione, non mettere più roba per essere esaustivo. Siete come uno scultore la cui arte che viene creando “per via di levare piuttosto che di porre”, come diceva Michelangelo. Avete un dubbio tra due aggettivi? probabilmente la soluzione è toglierli entrambi. Una pagina di spiegazione non è sufficiente? allora probabilmente ce ne vuole mezza. Togliere, togliere e togliere: se un collega vi manda una mail di tre schermate invece che di mezza, probabilmente non vuol dire che è più esauriente, ma che sta facendo fare il lavoro a voi.
Attenzione: questa regola vale quasi sempre; ha le sue sacrosante eccezioni.
Nelle citazioni ho messo anche un link sulla competizione per sottrazione, per mostrare che non vale solo per delle parole su una riga o per dei segni grafici su un foglio, ma anche per i computer i cellulari e le macchine fotografiche: ho fatto il corso con quel computerino da 200 dollari con linux:  perfettamente adeguato ma senza hard disk, con 10 pollici di schermo e solo mezzo giga di ram.

Problema della verità. Con la penna in mano dicevo: questa penna che vedete è una costruzione della vostra mente, qui c’è solo della materia e dell’energia… Nessuno saprà mai se la penna che vede la mente di uno è uguale a quella che vede la mente di un altro.  Citavo i miei corsi all’università su “la verità, la realtà ed altre bugie”; il link è questo http://www.crema.unimi.it/siti_del_polo/ttnm/Comunicazioni.htm

Questo concetto l’avete subito concretizzato parlando di simulazione: la banca multinazionale spregiudicata che fa meravigliosi codici etici e bilanci sociali;  l’azienda elettrica che fa le centrali a carbone e fa tanta pubblicità alle rinnovabili; l’azienda petrolifera che fa disastri mostruosi nel delta del Niger ma sponsorizza il festival del cinema africano… Ah, scusate: Unicredit, Sorgenia ed Eni, basta con l’omertà sui nomi.

Questo pone un problema: se loro parlano in etichese e in ambientalese, che cosa dobbiamo fare noi? dire le stesse cose in modo più povero e dimesso può bastare?  Secondo me sì, eccome; ma è giusto farsi la domanda. C’entra con l’esempio della rosa vera e della rosa di plastica: hanno lo stesso “format” identico, eppure sono diverse.
Più che di verità parlerei di sincerità.

Vi è piaciuto il concetto per cui “tutto ciò che comunichiamo modifica ciò che viene considerato normale“.  Ad esempio, se uso carta riciclata non solo “mi vesto” da ecologia, ma anche predico e esemplifico l’ecologia, la sdogano, la rendo più “normale”. Si tratta di generare una nuova normalità, di generare mainstream.  E’ una responsabilità del comunicatore.

Tutte le volte che un comunicatore mostra una donnina nuda o un’auto potente, crede  di farsi pigramente  portare dalla corrente, crede che tutti quelli che occhieggeranno quei seni automaticamente si omologheranno  allo stereotipo, concorderanno col flusso e compreranno il prodotto. Non è più vero, a parte che per i lettori di Panorama. Il mainstream ormai è saturo di omologazione.Trasgredire mentre comunichi (con una dose mirata e misurata di innovazione e sovversione degli stili) invece genera nuove correnti, nuovi pensieri.

Lo specifico dei vinai

Metà di voi erano nel settore vitivinicolo, nel biologico, biodinamico o comunque nel vino do qualità.
Si è parlato molto del vino, con pazienza dell’alta metà di voi, che va ringraziata.
Chiudono 1000 aziende agricole al giorno, in Europa. Sembra che l’unica soluzione sia passare dall’agricoltura all’industria agricola.
Una delle vocazioni dello smarketing è opporsi a questo processo omologante, violento ed anacronistico.

Uno degli strumenti è quello di promuovere meglio le caratteristiche qualitative dei prodotti.I materiali osservati avevano in genere questi difetti:
- parole astratte, generiche, poco centrate sull’esperienza concreta
- testi prevedibili
- cattivo posizionamento, anche geografico
- investimenti promozionali poco mirati che spesso sono diventati sprechi
- convergere diversi media economici (web, radio, carta, piccoli eventi) ne moltiplicherebbe la potenza.
- la quasi totalità delle brossure è uno spreco di carta, inclusa la carta delle banconote
- a parte poche eccezioni (Rinaissance, Viniveri…) le fiere sono dispersive e fanno vincere i più forti
- è pieno di milanesi che non vogliono più bere il vino della Esselunga, ci cercano ma non ci trovano, o non sanno che esistiamo.

3 Istruzioni minime per farsi leggere

Copio gli appunti su come fare un volantino:

  1. Gerarchia chiara: si deve capire subito dal titolo la cosa più importante
  2. Molti titolini per far capire i contenuti anche a una lettura svelta
  3. Meno parole astratte è possibile; dappertutto, ma specialmente in titoli, sottotitoli e titolini di paragrafo
  4. Firme e dettagli pratici: in fondo
  5. Righe corte. Quelle lunghe son difficili da leggere.
  6. Se il testo è importante, giustificalo a sinistra e lascialo a bandiera a destra; impagina sia destra che a sinistra solo se il testo è mediocre e non vuoi che lo leggano, così sembra anche più elegante e non lo leggono… ma se il testo è mediocre e tu puoi decidere, non stamparlo.
  7. impagina con le righe centrate solo se stai scolpendo le parole nel marmo di una lapide al cimitero.
  8. impagina giustificato a destra e sfrangiato a sinistra solo se scrivi in arabo o in ebraico.
  9. Massima cautela con grassetti e corsivi; usate questo link
  10. Un punto esclamativo è già troppo, di solito riduce l’enfasi invece di aumentarla, e riduce l’assertività. Figurati due o tre!!!
  11. Fai testare il risultato da persone che non ne sanno niente e che somigliano al tuo pubblico.

§ One Response to “Valtidone”

  • Vincenzo scrive:

    Vi ringrazio tutti, sto ancora elaborando i concetti e le cose che ci siamo passati…
    …ora bisogna metterle in pratica, e penso sia la parte più difficile.

    E’ il momento di camminare con le nostre gambe.

    Spero di poter trasmettere a mia volta l’entusiasmo e la voglia di cambiamento che abbiamo condiviso in questi due giorni memorabili.

    E ricordate..”Non c’è pace nel tradimento!!”

    Ciao!!

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